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03_1si2a La svolta culturale rappresentata dal Concilio Vaticano II s’identifica soprattutto nel documento Gaudium et Spes, la Costituzione Pastorale che tratta dei rapporti della Chiesa con il mondo contemporaneo anche se questo non è del tutto vero, ma resta l’idea che se cambia il modo con cui il cristianesimo si rivolge al mondo contemporaneo cambia anche la modalità con cui vivere la propria identità di fede nella vita quotidiana, nei tempi e circostanze che ci sono dati in sorta.

Di questo tratteremo il 15 aprile, alle 21.00, presso la Parrocchia di Settignano, Piazza Niccolo’  Tommaseo 18 (Settignano), con l’aiuto di don Andrea Bigalli, del direttivo della rivista Testimonianze.

romero_manifestoTrent’anni fa l’arcivescovo Oscar Romero veniva ucciso da un sicario a San Salvador, durante la celebrazione della S. Messa, al momento dell’elevazione dell’ostia eucaristica.

La sua uccisione rappresenta forse l’esempio più diffuso di una lunga lista di martiri che la chiesa latinoamericana conobbe, specialmente negli anni 70 e 80.

"Un vescovo fatto popolo" – secondo la bella definizione di David Turoldo – ucciso per la sua straordinaria identificazione con la sete di giustizia e pace di un popolo, un popolo che subiva l’oppressione di una delle tante dittature militari che in quel periodo gestivano il potere nel continente latinoamericano.

Era il periodo successivo al Concilio vaticano II, quando risuonavano con forza le urgenti domande sul ruolo della chiesa nel mondo, poste dai padri conciliari.
La chiesa latinoamericana, prima a Medellin e poi a Puebla, più di ogni altra chiesa si interrogava sul ruolo di Dio nelle drammatiche realtà in cui spesso si trovava immersa, e maturò l’opzione preferenziale per i poveri quale linea guida per la propria azione evangelica.
Esito di questo contesto e processo fu la teologia della liberazione, un innovativo metodo di riflessione teologica e sociale.

Questa riflessione teologica e sociale, come pure il sangue di quei martiri, possono oggi sembrare lontani.
Ma l’esperienza di quegli anni, e quella di monsignor Romero in particolare, ci interpella ancora e ci invita ad una seria riflessione sulle molteplici sfide della cultura e società contemporanee e, soprattutto, sulla nostra volontà e capacità di dare speranza agli ultimi, di denunciare l’ingiustizia e l’oppressione, di mantenere un rapporto critico e propositivo con il potere istituzionale.

Domenica 21 marzo 2010, ore 21:00, all’Auditorium Stensen di Firenze, Viale don Minzoni 25C, associazioni, parrocchie e cittadini di Firenze, e non, si ritroveranno per discutere e interrogarsi su "La chiesa latinoamericana dopo il Concilio Vaticano II. L’opzione per i poveri, i suoi profeti e i suoi martiri. Quale messaggio per le sfide del nostro tempo?". Introduce e coordina il dibattito don Andrea Bigalli.

Il comitato fiorentino promotrice dell’iniziativa è formato da: Centro di Orientamento e Iniziativa America Latina, Comunità Sant’Ignazio, Gruppo Villa Guicciardini, Laici comboniani di Firenze, Missionari Comboniani, Parrocchia di S. Maria a Ricorboli, Parrocchia Immacolata e S. Martino a Montughi, Parrocchia Madonna della Tosse, Parrocchia Pieve di S. Stefano in Pane, Parrocchia di S. Antonio da Padova al Romito, Parrocchia di San Pio X al Sodo, Parrocchia di S. Maria a Settignano, Parrocchia di Sant’Andrea in Percussina, Parrocchia Sacra Famiglia, Pax Christi – Punto Pace di Firenze. L’iniziativa ha avuto il Patrocinio della Fondazione Niels Stensen di Firenze.

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Segnaliamo inoltre che Mercoledì 24 marzo 2010, in occasione del trentesimo anniversario dell’assassinio di Mons. Romero, a Milano avrà luogo, alle Ore  20.45, una Veglia di preghiera in sua memoria (file pdf), nella Chiesa di San Fedele ( P.za San Fedele) organizzata dalla comunità salvadoregna e a cui parteciperanno molti gruppi locali

Mentre a Roma da mercoledì 24 a domenica 28 marzo avranno luogo numerose celebrazioni, momenti di preghiera e incontro nel nome e nel ricordo di mons. Romero perché se “il chicco di grano non muore” (Gv 12,24) porta frutto.

rom "Un popolo dalla storia negata: le molte falsità sui Rom" è il tema del nuovo incontro di Scuola di Pace che avrà luogo a Firenze lunedì 15 marzo 2010, alle 21.00, presso la Parrocchia S. Lorenzo alle Rose (via Quintole per le Rose, n.21) per incontrare e conoscere gli esponenti della comunità Rom di Firenze.

Perché è molto facile essere coinvolti nel clima generale, in cui siamo condotti alla paura, alla diffidenza, al pregiudizio.

Unico antidoto a tutto ciò è il coraggio ed il buon senso dell’esperienza diretta, dell’incontro, del dialogo. Siete tutti invitati perché conoscere libera.

freeR Testimonianza di Vittorio Emanuele Giuntella* tratta da ‘Avvenimenti’ del 12 ottobre 1994

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Vorrei cominciare dai ricordi della mia fanciullezza, quando nel viterbese, durante l’estate, venivano i carrozzoni degli zingari e le mamme temevano che gli zingari portassero via i loro bambini.
Ecco, ho cominciato da questa situazione che era assurda, gli zingari amano moltissimo i loro bambini ma non hanno mai rapito bambini.

Vorrei poi raccontare di quando nell’inverno del 1943/44 nel sottocampo di Deblin, dove ero prigioniero dei nazisti scopersi una famiglia di zingari, anche quella fra i reticolati. Ma non riuscivo a capire perché fossero tra i reticolati. L0 seppi molto più tardi studiando i problemi e la storia dei lager nazisti.

La persecuzione degli zingari operata da Hitler fu la persecuzione di un popolo che si potrebbe definire purissimo come ariano, approdato nel secolo XV in Europa perseguitato spesso, allontanato sempre; gli zingari nel lager nazisti furono assimilati agli ebrei, e come loro sterminati ad Auschwitz e a Treblinka, il campo della morte immediata.

Gli scienziati nazisti "dimostrarono" che gli zingari si erano mescolati venendo dall’lndia con altri popoli e perciò avevano perduto la loro purezza raziale.
Il più bel ricordo degli zingari, paradossalmente, è quello del comandante di Auschwitz, Hess, che nel suo libro di memorie parla del loro invincibile ottimismo nonostante le violenze con le quali erano angariati.
Non si sa quanti ne morirono in Auschwitz e in Treblinka, ma certo più di trecentomila.

Nel 1975, in occasione dell’Anno Santo vi fu a Roma un pellegrinaggio di zingari da tutta l’Europa. Nel campo che li riuniva alla periferia di Roma trovai dei superstiti di Auschwitz, che portavano ancora il tatuaggio "Z"(Zigeuner) e il numero di immatricolazione. Durante la guerra partigiana nella Slovenia, gruppi di zingari furono deportati in Friuli.
Il campo non era Auschwitz, ma anche lì morirono molti. I più fortunati furono quelli di loro deportati in Sardegna, perché ebbero un trattamento umano.

La comunità zingara, che dal 1500 si era stanziata in Italia, esercitava, e ancora esercita, la lavorazione del rame. Altri suonano violini e riescono a vivere dignitosamente, esercitando la loro arte che è molto apprezzata. Altri ancora sono tornati all’allevamento dei cavalli.

L’ltalia, e in particolare Roma, non è mai arrivata a costruire dei campi di sosta come dall’inizio di questo secolo gli olandesi hanno cominciato a erigere per i loro nomadi. All’inizio questi campi olandesi erano molto estesi, ora si sono attrezzati un insieme di piccoli campi che radunano zingari familiarmente omogenei, campi all’interno autogovernati.

La grande, e incontrollata, emigrazione dalla Jugoslavia ha aperto un periodo nuovo e grave. In comune hanno la lingua zingara e i costumi tradizionali delle donne.
Questa immigrazione, soprattutto negli ultimi tempi, ha provocato tra gli zingari, da secoli, nel nostro paese, che hanno la nazionalità italiana e prestano in Italia il loro servizio militare, qualche frizione per i modi di vivere radicalmente diversi e per la sopraffazione esercitata da capi autoproclamatisi tali, che spesso zingari non sono, ma hanno costretto e arruolato zingarelli e no al furto.
La popolazione non conosce gli zingari se non superficialmente. Li accomuna genericamente nel disprezzo e nel timore per le malefatte di pochi.

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* Vittorio Emanuele Giuntella è stato docente di Storia moderna al Magistero Maria Assunta e di storia dell’età dell’illuminismo all’Università di Roma. Dopo l’8 settembre 1943 fu internato in un campo di concentramento.

Continua il cammino itinerante di Scuola di Pace che, Giovedì 18 febbraio 2010, si occuperà di “Accoglienza dialogo reciprocità: quel che rischiamo di non  sapere sull’ immigrazione”.

Un documentario ed un incontro per provare a squarciare una cortina di disinformazione: sul fenomeno dell’immigrazione e su ciò che non sappiamo e quel che non vogliono si sappia.

Alle 21 al Circolo Andreoni, in via D’Orso 8 a Coverciano (Firenze),  avremo modo di assistere alla proiezione del documentario "Come un uomo sulla terra", sui flussi migratori dal Nordafrica e di discutere su ciò che sta accadendo in quei contesti.

Parteciperà al dibattito l’avvocato Luigi Mughini, del Progetto Arcobaleno, che da tempo si occupa delle problematiche connesse ai diritti di asilo e di cittadinanza.

17272_1252718391135_1024790241_30691045_926885_n Giovedì 18 febbraio 2010 sarà ospite degli incontri della “Lettera alla Chiesa fiorentina” il teologo Vito Mancuso, pensatore che ha il pregio di parlar chiaro e semplice (ma non banalmente) delle delicate tematiche teologiche, divulgatore capace di far conoscere le pieghe dell’anima anche alle persone della strada.

A lui è stato chiesto di dialogare su "Annuncio cristiano e contemporaneità" partendo da queste domande:  Quale spiritualità per il quotidiano deriva dalla ricerca teologica odierna? Quale forma ecclesiale è necessaria per rispondere ai segni dei tempi? Religioni individualizzata e religione civile sono le uniche vie percorribili? Ci sono ancora spazi per la testimonianza e per la profezia? Crediamo che sia urgente riflettere sui temi centrali dell’annuncio di salvezza a partire da questi interrogativi.

L’incontro, aperto a tutti, avrà luogo a Firenze, giovedì 18 febbraio 2010 alle  21.00, nel Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti di Piazza della Santissima Annunziata.

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Per maggiori info cliccare su http://letterachiesafiorentina.blogspot.com/

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* Vito Mancuso insegna teologia presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita- Salute San Raffaele di Milano ed è editorialista de La Repubblica, ai più, però, Mancuso ricorda il libro “L’anima e il suo destino”, vero e proprio best-seller che ha avuto il pregio di far uscire la teologia dai vecchi “sacri palazzi” vaticani

Riflessioni di Sabrina del Punto Pace di Pax Christi di Firenze

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Wear_Sunscreen_by_Becky_Bax Alle Piagge prende il via, con Don Alfredo Iacopozzi come relatore, la seconda tappa del nostro cammino.

Parliamo della svolta del Concilio verso l’ecumenismo: si butta via una volta per tutte l’idea, madre di tante guerre, che la verità e il bene stiano solo da una parte e che la chiesa non vive sotto una campana di vetro e deve relazionarsi necessariamente con la realtà storica in cui si muove.

Don Alfredo ci spiega l’iter faticosissimo per giungere all’affermazione che tutte le religioni abbiano un ruolo nel piano di salvezza di Dio: ci parla di Giustino e dei semi del Verbo,  di un raggio di Verità che illumina tutte le religioni.

La svolta sta qui, in questa "globalizzazione spirituale", nel cominciare a parlare di famiglia umana, non più solo di cristiani cattolici. Una famiglia umana che si riunirà nella Gerusalemme Celeste, non in una Chiesa Istituzionalizzata.
Mettere in relazione le diverse confessioni religiose nel cercare una risposta a quei grandi enigmi che tutti gli uomini si pongono: questa è la strada da percorrere.

Il Concilio abbandona il linguaggio delle ghettizzazioni e delle distinzioni per cominciare a valutare il rapporto con le altre religioni, non in base a ciò che non c’è, ma a ciò che di positivo porta; non a caso Giovanni Paolo II sostituirà il Segretariato per i non cristiani con il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Don Alfredo conclude con questa affermazione "Senza un vero cammino di conoscenza profonda di ciò che c’è nelle altre fedi, non si può fare una seria riflessione teologica e soprattutto sull’Islam l’ignoranza ha prodotto effetti devastanti."

Coraggio, allora, consapevoli che "Chi non conosce, non sceglie" vi aspettiamo alla Madonna della Tosse per la terza tappa di questo nostro viaggio nel Concilio, alla scoperta della "Lumen gentium" con Serena Noceti.

te_deum Continua il cammino itinerante di ‘Scuola di Pace’, con una serie d’incontri per riflettere nella chiesa fiorentina su "Chiesa cattolica e contemporaneità alla luce del Concilio Vaticano II".

Venerdì 15 gennaio 2010, alle 21, ‘Scuola di Pace’ fa tappa nel salone delle conferenze della Parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze, al primo piano di via Faentina 32 (si consiglia di accedere ai locali dal ponte sul Mugnone), dove si affronterà il tema "Una chiesa in comunione: le indicazioni della Lumen Gentium".

Infatti molte delle controversie attuali tra gerarchia della Chiesa Cattolica e società contemporanea dipendono anche da quanto poco sappiamo su come la Chiesa vede se stessa, dal Concilio Vaticano II e dopo la costituzione conciliare Lumen Gentium (Luce delle Genti).

Approvata nel 1964, la Lumen Gentium produsse un grande cambiamento "nella Teologia, nella liturgia e nella morale della chiesa cattolica" affrontando il tema "della dimensione misterica della Chiesa vista come popolo di Dio”.

Ci aiuterà a discutere del tema la prof.ssa Serena Noceti, Docente di teologia sistematica presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Ricordiamo che ‘Scuola di Pace’ è un’iniziativa, gratuita e aperta a tutti, voluta dal Punto Pace di Firenze di Pax Christi e realizzata in collaborazione con la Comunità delle Piagge, le parrocchie di Ricorboli, di Settignano, della Madonna della Tosse e alcuni volontari.

Ora Scuola di Pace sbarca anche nel web, con un sito dove è possibile lasciare commenti, riflessioni e in cui sono già disponibili materiali audio e appunti dei precedenti incontri, oltre ai programmi delle prossime iniziative.

Per visitarlo basta cliccare su http://scuoladipace.wordpress.com/.

Art-Bertocchi-2 “Invitarmi a parlare del Concilio significa invitarmi a nozze… spirituali, si capisce”, con questa frase ad effetto è iniziata la riflessione di Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea, su “La chiesa che dovremmo essere: la memoria viva del Concilio Vaticano II” che ha inaugurato il 20 novembre 2009 il ciclo d’incontri di Scuola di Pace.

Ricorda mons. Bettazzi che “una delle grandi grazie che il Signore mi ha fatto è stata quella di partecipare al Concilio Vaticano II”.
Allora “ero un giovane vescovo, stavo per compiere 40 anni, ed ero ausiliare del cardinal Lercaro, arcivescovo di Bologna e moderatore al Concilio”.
Fu un concilio convocato da un papa che si diceva di transizione. E lui fece due transizioni: il concilio e la Pacem in terris.
“Il 28 ottobre 1958 era diventato papa, e il 25 gennaio 1959, a San Paolo fuori le mura, annunciò che avrebbe convocato un concilio. Era consapevole dell’importanza di un concilio per la vita della Chiesa, ma neanche lui sapeva che cosa il concilio avrebbe elaborato …”.

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Per ascoltare o riascoltare le altre riflessioni proposte a “scuola di pace” da mons Luigi Bettazzi basta cliccare sul link http://www.divshare.com/download/9839054-291

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Mons. Luigi Bettazzi, nato a Treviso nel 1923, è stato ordinato prete nel 1945 e consacrato vescovo nel 1963. Come vescovo ausiliario del Cardinal Lercaro a Bologna partecipa alle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II. Nel ’67 viene nominato vescovo di Ivrea.
Dal 1968 è stato presidente nazionale di Pax Christi e dal 1978 fino al 1985 presidente internazionale dello stesso movimento. Nel 1998, compiuti i 75 anni rassegna le dimissioni, prontamente accolte.
Come vescovo emerito, appassionato costruttore di pace e testimone della vitalità e fecondità del Concilio continua il suo prezioso magistero itinerante.

crocefissione_bianca Continua il cammino itinerante di ‘Scuola di Pace’ per riflettere su Chiesa cattolica e contemporaneità, alla luce del Concilio Vaticano II.

Martedì 15 dicembre 2009, alle ore 21, farà tappa alla Comunità di Base delle Piagge di Firenze, in Vicolo del Pozzo 1, dove si discuterà di "Cattolicesimo ed altre confessioni religiose: la svolta conciliare", ovvero su cosa il cattolicesimo intenda per dialogo interreligioso, anche di fronte alle recenti difficoltà che questo dialogo sta vivendo.

Introdurrà il tema don Alfredo Jacopozzi, docente alla facoltà Teologica dell’Italia Centrale, che lo rileggerà alla luce delle indicazioni scaturite dal Concilio Vaticano II.

‘Scuola di Pace’ è un’iniziativa, gratuita e aperta a tutti, del Punto Pace di Firenze di Pax Christi realizzata in collaborazione con la Comunità delle Piagge, le parrocchie di Ricorboli, di Settignano e della Madonna della Tosse.

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